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Dolore postoperatorio: dal rilevamento alla prevenzione

Dolore postoperatorio: origini multifattoriali

Il dolore postoperatorio rappresenta la prima manifestazione avvertita dal paziente in seguito a un intervento chirurgico. Questo, se non gestito adeguatamente, può influenzare negativamente il periodo postoperatorio, dando luogo a esperienze dolorose persistenti nel tempo.

La rilevanza di questo problema è evidenziata dalle numerose linee guida pubblicate da importanti Società scientifiche. Il dolore postoperatorio ha origini multifattoriali, derivanti direttamente dalla procedura chirurgica.

L’incisione della cute, la sezione dei tessuti, la trazione e compressione esercitate durante l’intervento, insieme ai danni subiti da muscoli, ossa, tendini, articolazioni e legamenti, contribuiscono alla sua comparsa.

Oltre alla sezione dei nervi, il loro stiramento causato dai punti di sutura nelle vicinanze gioca un ruolo cruciale nel generare dolore neuropatico.

La flogosi tissutale post-trauma produce stimoli dolorosi attraverso la liberazione di mediatori come il potassio, i leucotrieni, la serotonina e la bradichinina.

Ulteriori fattori includono l’irritazione dei tessuti e delle strutture nervose dovuta a compressioni o suzioni legate ai drenaggi, nonché la presenza di fluidi, soprattutto sangue, nelle cavità pleuriche e peritoneali.

Infine, la combinazione di dolore somatico e viscerale, insieme all’interferenza del sistema nervoso autonomo, contribuisce alla complessità del quadro doloroso postoperatorio.

Soddisfazione del paziente, complicanze e rischio di cronicizzazione

Una gestione inadeguata del dolore postoperatorio può innescare una serie di conseguenze negative. Il dolore, spesso accompagnato da intensi aspetti emotivi e psicologici, influenza notevolmente la soddisfazione del paziente e la sua valutazione della struttura sanitaria.

L’attivazione del sistema nervoso autonomo da parte del dolore induce risposte cardiovascolari (come tachicardia e ipertensione) e respiratorie (come tachipnea e riduzione del volume corrente), sottoponendo il paziente a stress fisiologico.

Il dolore postoperatorio causa limitazioni funzionali al movimento, ritardando la mobilizzazione precoce del paziente aumentando il rischio di trombosi venose profonde.

La persistenza del dolore può prolungare la degenza ospedaliera, comportando maggiori costi e ritardi nella dimissione. Inoltre, vi sono indicazioni che una gestione inadeguata del dolore può favorire la cronicizzazione del dolore stesso.

Dolore cronico postoperatorio: origini, sintomi e strategie di gestione

Il dolore postoperatorio che persiste per 3-6 mesi dopo l’intervento chirurgico è definito come dolore cronico postoperatorio. Questo tipo di dolore, spesso neuropatico, ha origine dalle strutture nervose coinvolte nella trasmissione delle sensazioni dolorose, piuttosto che dalla presenza continua di stimoli dolorosi.

Si manifesta comunemente con una sensazione di bruciore, accompagnata da deficit di sensibilità o iperestesia. Fenomeni come iperalgesia (percezione aumentata del dolore) e allodinia (percezioni dolorose causate da stimoli non dolorosi) sono frequenti.

La patogenesi coinvolge una complessa interazione tra sensibilizzazione nervosa centrale e periferica, con un ruolo significativo dell’interazione tra il sistema immunitario e il sistema nervoso.

L’incidenza del dolore cronico postoperatorio varia in base a diversi fattori, tra cui età, sesso, predisposizione genetica e presenza di dolore preoperatorio.

Il tipo di procedura chirurgica è il principale determinante, con un’incidenza più bassa per interventi minori e valori più elevati per procedure più invasive, come l’amputazione degli arti, la mastectomia e la toracotomia.

Studi indicano che un trattamento antalgico adeguato può contribuire a prevenire la cronicizzazione del dolore postoperatorio, e alcuni farmaci, come il magnesio, la ketamina, la clonidina, i gabapentinoidi e gli antidepressivi, sono particolarmente efficaci nel gestire il dolore neuropatico.

Infine, sebbene la revisione della Cochrane suggerisca che l’analgesia locale o regionale potrebbe prevenire la cronicizzazione del dolore postoperatorio in alcuni casi, la letteratura attuale non fornisce ancora prove sufficienti per trarre conclusioni definitive, considerando le differenze nei tipi di intervento e nelle tecniche utilizzate.

Tuttavia, suggerisce che tali approcci potrebbero essere benefici, ad esempio, dopo interventi di toracotomia o mastectomia.

Dolore postoperatorio: valutazione e gestione personalizzata

L’intensità del dolore postoperatorio varia notevolmente tra pazienti sottoposti allo stesso intervento chirurgico. La sensibilità al dolore è soggettiva e dipende da diversi fattori, come l’età del paziente, lo stato emotivo e l’ansia.

Il dolore risulta più acuto nei soggetti giovani e può essere accentuato dalla presenza di una sintomatologia dolorosa preesistente, specialmente se di natura cronica e in trattamento farmacologico.

Inoltre, lo stesso intervento può causare differenti livelli di trauma ai tessuti.Il dolore è considerato un parametro vitale, e la sua intensità deve essere monitorata attentamente nel periodo postoperatorio.

La gestione del dolore non può basarsi esclusivamente sul tipo di intervento, poiché l’entità del dolore varia da individuo a individuo e nel tempo.

Pertanto, la somministrazione di analgesici dovrebbe essere personalizzata in base ai dati raccolti attraverso valutazioni regolari dell’intensità del dolore.

Sono raccomandate scale di valutazione come la Numeric Rating Scale (NRS), la Visual Analogical Scale (VAS) e la Verbal Rating Scale (VRS). Queste sono strumenti di facile utilizzo e ben riproducibili secondo le linee guida.

In pazienti incapaci di comunicare può essere impiegata la Scala di Bieri, basata sulle espressioni facciali.

In Italia, la legge impone l’esecuzione periodica di valutazioni del dolore e l’inserimento dei risultati nella cartella clinica.

La valutazione della soddisfazione del paziente al momento della dimissione può essere eseguita attraverso specifici questionari, prevenendo così la possibilità che un trattamento analgesico inadeguato sfugga all’attenzione e contribuendo al miglioramento dei protocolli interni.

Gestione efficace e innovazioni terapeutiche

Un’efficace gestione del dolore postoperatorio richiede un’organizzazione efficiente basata su protocolli condivisi e l’impiego di personale adeguatamente istruito.

La creazione di un servizio dedicato al dolore acuto, che coinvolge anestesisti, chirurghi, infermieri, fisioterapisti ed altri specialisti, è considerata la massima efficienza del sistema.

La misurazione sistematica e regolare del dolore è fondamentale per un trattamento efficace, e il personale infermieristico, previa formazione appropriata, può svolgere questo ruolo.

L’utilizzo di questionari per valutare la soddisfazione del paziente alla dimissione fornisce un prezioso riscontro dell’attività svolta.

La valutazione anestesiologica preoperatoria è cruciale per pianificare tecniche analgesiche efficaci, considerando vari fattori come la personalità del paziente, lo stato di ansia, le patologie preesistenti e l’eventuale presenza di dolore preoperatorio.

La scelta della tecnica analgesica è influenzata dalla procedura chirurgica, l’intensità e la durata previste del dolore postoperatorio, nonché la tendenza alla cronicizzazione.

La considerazione di programmi Enhanced Recovery After Surgery (ERAS) può influenzare i protocolli di analgesia perioperatoria. Questi programmi, che spesso escludono l’uso di oppioidi, suggeriscono l’adozione di tecniche locoregionali e neurassiali per ridurre gli effetti collaterali e favorire la mobilizzazione precoce dei pazienti.

L’uso di analgesici non oppioidi e di sostanze coadiuvanti come ketamina, gabapentin, pregabalin, beta-bloccanti, alfa-2-agonisti e glucocorticoidi è incoraggiato in questa prospettiva.

Inoltre, la formazione continua degli operatori è cruciale per una gestione ottimale del dolore postoperatorio.

Formazione e risorse per una gestione ottimale del dolore postoperatorio

Il dolore postoperatorio è un sintomo che può influenzare negativamente il benessere del paziente sia nelle ore/giorni successivi all’intervento chirurgico che, in caso di cronicizzazione, negli anni seguenti.

Un approccio di formazione completa dell’infermiere, integrato in un ambiente collaborativo intriso di protocolli ben definiti, emerge come un elemento essenziale per plasmare un trattamento ottimale del dolore postoperatorio.

Questa sinergia di conoscenze specialistiche, affiancata da una comunicazione interprofessionale e una condivisione di protocolli, si traduce in un notevole miglioramento della qualità dell’assistenza fornita ai pazienti durante il delicato periodo postintervento.

Tuttavia, è altrettanto importante l’allocazione di adeguate risorse umane ed economiche. Risorse finanziarie adeguate sono necessarie per l’acquisizione di attrezzature all’avanguardia e per garantire la continuità delle migliori pratiche nella gestione del dolore.

Una pianificazione oculata delle risorse umane è essenziale per assicurare la presenza di personale specializzato in modo continuo, per affrontare le esigenze individuali dei pazienti.

La sinergia tra una solida formazione dell’infermiere, una comunicazione efficace, protocolli chiaramente definiti e risorse adeguate è fondamentale per garantire un trattamento ottimale del dolore postoperatorio, migliorando complessivamente l’esperienza e il benessere dei pazienti.


Articolo tratto dalla lezione del Percorso Formativo Infermiere OnLine del Prof. Franco Cavaliere: “Analgesia perioperatoria”.


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